La pesca del tonno

La tonnara è l'insieme di reti particolarmente conformate che vengono usate per la pesca del tonno rosso; con lo stesso nome si indica in Italia, per estensione, il luogo in cui la si usa nella pratica con la mattanza. Omero e Plinio scrivono già sulla pesca del tonno di Sicilia. Gli antichi la praticavano su larga scala, soprattutto a Gibilterra e nell'Ellesponto. Gli arabi l'hanno introdotta in Spagna e in Sicilia. La mattanza fu diffusa in tutta la Sicilia, prova ne sia che su tutto il suo litorale occidentale e orientale anticamente sorgevano tonnare.

 

In Italia la pesca del tonno rosso vanta una antica tradizione e ha ancora una grandissima importanza. In Sicilia è stata introdotta dagli Arabi intorno all’anno 1000, mentre in Sardegna sin dal 1400, introdotta dagli Spagnoli, che ne avevano imparato l’uso proprio dagli Arabi. Nel 1600 arriva in Liguria. Nel 1800 ci fu la massima espansione.

Nel corso dei secoli sono sorte tonnare in Liguria(Camogli), in Sardegna(Carloforte, l'unica ancora attiva nel Mediterraneo e Portoscuso),in Campania (Conca dei Marini sino al 1956), in Calabria (Palmi) e soprattutto in Sicilia (le più grandi), con le tonnare di Scopello,Trapani, Capo Granitola, Bonagia,San Vito Lo Capo, Porto Paloe a Favignana.

 

La pesca viene tradizionalmente effettuata per mezzo di grosse reti queste, vere costruzioni di corde e di maglie, si chiamano tonnare e, secondo la loro posizione, vengono distinte in anteriori e posteriori; lo specchio di mare dove le tonnare vengono gettate deve avere una profondità di almeno 35 metri. Le varie "camere" di queste reti non hanno fondo e perciò una buona parte di esse deve rimanere stesa immobile sul fondo. L'ultima camera, detta la camera della morte, è l'unica ad essere chiusa in basso, perché viene sollevata con i tonni prigionieri quando si dà inizio alla mattanza vera e propria.

Quando si avvicina il tempo propizio, un ruolo fondamentale lo svolge il Rais, o comandante dei pescatori. Rais è parola che in arabo significa capo e rivela come gli arabi abbiano avuto la loro importanza nell'insegnare la tecnica della pesca. Uomo sempre di specchiata fedeltà, il Rais deve avere grandi cognizioni sul fondo del mare e sui costumi del tonno, deve provvedere ad edificare la costruzione delle reti in modo che la burrasca non le danneggi e deve altresì sorvegliarle continuamente. È necessario perfino che sia un buon meteorologo e che sappia presagire le condizioni del tempo e, finalmente, il giorno della pesca, egli deve assumere il comando generale. Generalmente questi Rais hanno una lunga esperienza e sono trattati con grande rispetto. Terminati i preparativi, che impegnano tutto il mese di aprile, nel mese di maggio le tonnare vengono messe a mare.

Il pesce che incappa nella prima grande camera della rete non pensa a tornare indietro, ma cerca di attraversare l'ostacolo, smarrendosi nelle camere vicine. Speciali esploratori badano che il tonno imbocchi la via della rete: essi riescono a distinguere i pesci sott'acqua anche quando la profondità è tanta che un tonno sembra avere la mole di una sardina e riescono perfino a contarli. A volte, per agevolare l'ispezione, essi gettano la lanterna, ossia un osso di tonno legato ad una pietra; il chiarore illumina il fondo. Se il Rais si accorge che la prima camera è troppo piena, cerca di sospingere i pesci verso le successive, adoperando un pugno di sabbia che spaventa quei timidissimi animali come una gragnuola di sassi che cada dal cielo. Quando la rete è piena a sufficienza, si dà inizio alla mattanza.

Nella notte precedente, il Rais provvede a spingere tutti i tonni di cui è stata decisa la morte nell'anticamera o camera d'oro, così chiamata, perché il pesce che entra in quella parte si può contare come oro sonante; viene anche scelto il Santo che proteggerà le operazioni. La mattina della mattanza, il Rais si reca prima del sorgere del sole sulla tonnara e spinge gli ultimi tonni nella camera della morte: i battelli carichi di pescatori e di spettatori si muovono dal lido e si dispongono nell'ordine in cui debbono avvicinarsi alla camera della morte. Il Rais sceglie il suo posto e inizia la cattura.

 

Fra gli urli incessanti dei pescatori si comincia a tirar fuori la rete con grande regolarità; più la rete viene tirata, più il cerchio dei battelli si restringe e un ribollire crescente dell'acqua annuncia che i tonni stanno per essere tirati a galla. Alla fine il Rais dà il segnale. Dopo circa un'ora non vi sono più pesci e il mare è tinto di rosso per una vasta distesa; quando i battelli ritornano verso il lido. Durante le stagioni favorevoli ogni tonnara arrivava a fare fino a otto mattanze.

Le tonnare trapanesi (Trapani, Favignana, Formica, San Cusumano, Bonagia, Scopello, San Vito Lo Capo e Capo Granitola) sono state nei secoli le più floride e importanti del Mediterraneo.

Il tonno che viene pescato è il più grosso perché giunge alla fine del suo migrare. Il lavoro dei tonnaroti inizia in aprile quando vengono poste in mare una serie di reti che possono raggiungere anche i 4 o 5 km a formare la varie camere e, data la loro disposizione, inducono i tonni ad

addentrarsi sempre più nelle maglie interne fino ad arrivare alla cosiddetta "camera della morte". In maggio, dalle tonnare, partono le barche, una sorta di chiatte, che agli ordini del Rais parteciperanno alla mattanza. Questa viene compiuta accerchiando le reti e tirandone poco a poco sulle barche i lembi esterni finché affiorano i tonni che vengono presi dalle barche con degli arpioni che causano la perdita del sangue dei pesci.

Questo tipo di pesca è stata pregiudicata causa della diminuzione della popolazione ittica dei tonni a causa dell'inquinamento crescente del mare, del contingentamento delle quote tonno da parte delle istituzioni europee ma soprattutto a causa della pesca di tipo industriale che intercetta i banchi di tonni molto prima, fuori dallo stretto di Gibilterra. Le ultime mattanze si sono effettuate a Bonagia nel 2003 e a Favignana nel 2007.

 

Oggi le Egadi sono l'esempio di quello che si definisce la tonnara più sostenibile d'Europa. Dopo una lunga pausa si è ritornati a pescare il tonno ma senza arpioni e sangue in mare. E' stata restituita la tonnara ai tonnaroti e ai favignanesi, e dopo anni il tonno pescato nelle acque tra Levanzo e Favignana viene consumato sulle tavole dei locali ed avventori.